
“Hai capito?”
“Si. Ho capito”
“Tra un quarto d'ora arriviamo a casa della vecchia. Lasciamo l'auto dietro la casa. Tu bussi alla porta e dici di essere Antonio”.
“Antonio è il nipote, giusto?”
“Giusto”
“E sei sicuro che non capisce che non sono il nipote?”
“Sicuro. La vecchia è sorda. E' uno scherzo che facevamo io e Antonio quando andavamo a trovarla. Rispondevo io al posto suo e lui si faceva un sacco di risate”
“...”
“E' facile”
“E' facile...”
“Qual è il problema?”
“Ho capito che la vecchia ci sente poco, ma mica è scema. Antonio è morto una settimana fa”
“Si, ma i vecchi perdono... come si dice? Perdono il senso della realtà. Quella quando sente che suo nipote è andato a trovarla manco ci pensa. E' felice e basta”
“Non lo so. Mi sembra strano”
“Tu non ti preoccupare. Dì di essere Antonio, e mentre la vecchia apre ci caliamo i passamontagna”
“Poi?”
“E poi cosa. Entriamo, la leghiamo e ci prendiamo la pensione”
“Ma tu sei sicuro di sapere dove ce l'ha?”
“Te l'ho detto. Antonio le rubava i soldi mentre lei ci preparava il caffè. Diceva che secondo lui la nonna lo sapeva, e che lo faceva apposta a mettere la pensione sempre allo stesso posto”
“E se la vecchia fa resistenza?”
“Gli diamo un paio di cazzotti nella pancia e la facciamo stare tranquilla”
“E perché ti porti la pistola?”
“Se fa la difficile e non sta tranquilla”
“...”
“Tranquillo. E' facile. Ci mettiamo poco. L'importante è che parli soltanto tu perché a me mi riconosce”
“E poi che devo fare?”
“La imbavagliamo e la leghiamo”
“E poi?”
“Poi prendo i soldi e ce ne andiamo”
“E se non li trovi?”
“Li trovo. La faccio cantare a furia di mazzate”
“...”
“Che c'è?”
“Quella muore”
“Ma che muore!”
“Muore, muore... e poi che facciamo?”
“Quando siamo lontani chiamiamo il 112”
“No. E' meglio che chiamiamo il 118”
“E perché?”
“Meglio l'ambulanza dei carabinieri. Diciamo che la vecchia ha avuto un infarto”
“Va bene. Mi sembra una buona idea”
“Vedi di mettere la terza che sennò questa macchina fonde”
“E qual è il problema, mica è nostra”
“E, ma se ci lascia a piedi i soldi ce li scordiamo. E poi quanto ci vuole ancora?”
“Dieci minuti”
“Ma l'hai visto?”
“...”
“L'hai visto anche tu?”
“...”
“Hai visto anche tu quella cosa?”
“Si. L'ho vista”
“E che cos'era?”
“Non lo so che cos'era”
“Guarda nello specchietto, io non vedo niente dietro”
“Sto guardando, ma non c'è più niente”
“Torna indietro”
“Non era niente. Era un banco di nebbia”
“Ma dove la vedi la nebbia. Non ce n'è. Torna indietro”
“Lascia stare. Era un po' di nebbia”
“Torna indietro!”
“Si, si. Sto girando”
“Che cos'era?”
“E che ne so che era”
“Tu dove l'hai visto?”
“Qua, in questo punto”
“Anch'io”
“L'ho visto sul lato mio, al centro della strada. Ma non c'è più”
“Infatti. Però l'hai visto anche tu?”
“Si. Ci siamo passati attraverso con la macchina”
“E che cos'era?”
“Non lo so”
“Sembrava un'ombra”
“Si. Sembrava un'ombra. Un'ombra luminosa”
“Sembrava la sagoma di una persona che stava sospesa”
“Si. La sagoma di una persona trasparente”
“...”
“...”
“Senti, quanto ci manca per arrivare dalla vecchia?”
“Tre minuti”
“Senti... io non me la sento più”
“Che significa che non te la senti più?”
“Significa che non me la sento più. Torniamocene”
“Hai ragione”
“Torniamo indietro”
“Pure io non me la sento più”
“Lasciamo la macchina qua e torniamocene a piedi”
“No, teniamoci la macchina”
“No. Lasciamo la macchina qua e torniamocene a piedi”
11 commenti:
Questo racconto arriva un po' in fretta allo spannung, ma questo non è il problema. Se ci fosse l'idea narrativa, in cima alla montagna, la salita un po' ripida si farebbe dimenticare. Invece no. L'idea non c'è. L'immagine in mezzo alla strada è un po' trita. Vorrebbe essere evocativa, ma non ci riesce. Il colloquio è comunque ben scritto. Il ritmo è efficace. E' vivo. Peccato il finale, di nuovo, peccato.
Anch'io mi sarei cagata sotto...o forse no, me ne sarei infischiata visto quello che avevo in mente!! Solo dialogo funziona...attento ai finali, come dice lo spannung qui sopra!
Simona, grazie per avermi battezzato. Mi piace. SPANNUNG
Oddio lo SPANNUNG... HO PAURAA!!
No no, scherzo. Capisco perfettamente ciò che dici (Anonimo)Spannung - mi è piaciuto questo battesimo online - ma questo voleva essere veramente un racconto minimo, un esercizio in cui il dialogo detta azione, personaggi, atmosfera, attesa.
Non so se capisce dai precedenti racconti ma il mio desiderio è proprio quello di liberarmi dalle griglie narratologiche. Rendere difficile la loro applicabilità pur sposando la narrazione più semplice.
Non ho niente da obiettare alla disamina, tutto chiaro, ma ciò che mi interessa è quello che si coglie tra le righe, quasi mi interessa più il non-detto che il detto.
Ad esempio Simona, tu hai letto paura, io invece me la sono immaginata come un segno che i due interpretano, qualcosa che gli entra dentro per distoglierli dal loro proposito.
Che poi, al di là dell'imamgine trita, è una cosa che è successa una sera d'estate a me e ad un amico mio mentre tornavamo da un Festival dedicato a John Fante.
Ed in ogni caso, visto che sia Spannung che Simona concordano sul finale, come lo avreste immaginato o desiderato?
Mi aiuterrebbe avere un vostro suggerimento.
A me piace. Funzionerebbe a meraviglia se non lasciato a cavarsela da solo. Il dialogo sembra in cerca di un corpo narrativo che lo sorregga e lo giustifichi.
Mi garba non poco anche perché i dialoghi sono, da sempre, il mio tallone d'achille e quando leggo qualcuno capace di renderli credibili m'illumino di gioia e di invidia.
Per questa volta mi limito ad ammirarti, Antilope; dalla prossima comincerò a desiderare la tua morte.
D'accordo con Sik. Nel senso che mi piace come rendi i dialoghi. Lascia sospeso ed io, se volessi scrivere, desidererei pure di liberarmi della punteggiatura. Una cosa a cui ho sempre pensato. Ste-
Sono d'accordo con le disanime precedenti. In effetti il finale lascia un po' a desiderare. Lo avrei preferito un po' più articolato. Però i dialoghi, come già detto, sono all'altezza, almeno, per quanto ne possa capire io di letteratura (cioè poco e niente... :-) ).
il dialogo di questo racconto non mi dispiace.
E mi piace pensare che il "banco di nebbia", così definito, possa essere l'immagine sospesa di Antonio...
concordo con il l'idea che non c'è..
Infatti leggendo gli altri racconti quello che rimane in testa, come un fruscio, è "la percezione di aver letto qualcosa"... ma cosa?
Cari esimi lettori indefessi, mi rallegro delle vostre incursioni, ma soprattutto delle vostre letture.
L'idea era di cavalcare soltanto il dialogo, lo ripeto. Di capire se questo dialogo poteva fare a meno di discorsi indiretti e descrizioni.
Yotea, anche io penso che il banco di nebbia sia Antonio. Ma è un mio pensiero, come il tuo.
I due giovani hanno semplicemente visto qualcosa che li ha turbati, e soltanto loro sanno cosa hanno veramente visto o provato. Bisognerebbe chiederglielo ma mi sembrano dei tipi non troppo raccomandabili.
Guarda direi quasi che mi sono divertita,si avverte sin da subito che laccoppiata è un pò la classica, quello deciso e cinico e quello impacciato, indeciso se essere cattivo o no.
E' giusta la brevità,nei dialoghi c'è un ottimo equilibrio e il finale a differenza degli altri lettori lo trovo onesto in rapporto ai personaggi o meglio li caratterizza ancora di più.
Potevi scegliere se farli proseguire in una esecuzione cruda e trucida della vecchia per pochi spiccioli,o come hai fatto un finale più originale che viaggia tra il comico, la tenerezza che inaspettatamente ti suscitano i due disgraziati,e il destino che forse inciampa nella nebbia.
Simona(simtor)
ciao Antilope,
i dialoghi sono costruiti molto bene, con precisione e in modo efficace. C'è "verosimiglianza", che in questo genere di botta e risposta è fondamentale.
Sul finale, mi pare che sia soprattutto questione di gusti, ma non di coerenza con la struttura del racconto. Personalmente - ripeto, sono gusti - mi sarei fermato alla frase "“Senti, quanto ci manca per arrivare dalla vecchia?”" compresa. O perfino qualcosina prima (“Si. Sembrava un'ombra. Un'ombra luminosa”). Ma mi piace anche la tua versione "esplicita".
A presto,
Pabloz
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